Mobilitazione Sanità e Welfare di Cgil Cisl e Uil di Lecce Presidio Vecchio Vito Fazzi

Mobilitazione Sanità e Welfare di Cgil Cisl e Uil di Lecce Presidio Vecchio Vito Fazzi

Grande partecipazione si è registrata questa mattina alla mobilitazione organizzata dalle segreterie territoriali  di Cgil, Cisl e Uil, insieme con le segreterie di funzione pubblica e pensionati per la tutela dei fondamentali diritti delle sanità e del welfare pugliese. Dirigenti sindacali, lavoratori e pensionati hanno manifestato, infatti, questa mattina davanti al vecchio ospedale “Vito Fazzi” sensibilizzando i cittadini leccesi con volantinaggio e un presidio informativo. Una iniziativa  che precede la grande mobilitazione regionale prevista per  il 12 dicembre a Bari nei pressi della sede della giunta regionale.

“Come Cgil, Cisl e Uil – hanno dichiarato rispettivamente i segretari generale Valentina Fragassi, Antonio Nicolì e Salvatore Giannetto – chiediamo al governo regionale più risorse per garantire l’universalità delle prestazioni e la centralità del servizio pubblico. Anche in provincia di Lecce si rilevano molteplici  criticità che pregiudicano la piena fruizione del diritto alle cure e l’accesso alle prestazioni sia  di natura sociale che sanitaria. A partire dalla rete di emergenza urgenza e della medicina territoriale che necessita di una pronta attivazione dei Presidi Territoriali di Assistenza e di un rafforzamento dell’assistenza domiciliare integrata che, a conclusione del piano di finanziamento PAC, sta registrando un forte arretramento sull’intero territorio provinciale”.

“Un deciso e decisivo intervento – proseguono Fragassi, Nicolì e Giannetto –  si rende necessario anche per l’abbattimento delle liste d’attesa, anche attraverso la regolamentazione della pratica libero-professionale del personale medico impegnato nella intra moenia ed extra moenia. Ciò al fine di garantire il possibile soddisfacimento delle richieste nei tempi fissati dai disciplinari, evitando il ricorso forzoso al privato con costi che risultano insostenibili per tante famiglie  ed in particolare per quelle più fragili”.

 

 

 

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