Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha anticipato il periodo di fermo pesca, spostandolo dal 1° al 30 settembre 2025, una mossa che ha scatenato la forte reazione di operatori del settore e sindacati, in particolare in Puglia e Calabria. La decisione, presa su richiesta degli assessorati regionali e di alcune associazioni datoriali, ha lasciato di stucco chi lavora ogni giorno in mare, che si è sentito ignorato e tradito da un provvedimento calato dall’alto.
Mancanza di dialogo e condivisione
Luigi Visconti, Segretario Generale Fai Cisl Lecce, ha espresso il suo disaccordo sottolineando la totale mancanza di dialogo. “Un provvedimento del genere avrebbe necessitato di maggiore condivisione con la parte sindacale“, ha dichiarato, rimproverando la scelta di anticipare la misura al 1° settembre senza alcun confronto.
L’accordo iniziale, ha spiegato Visconti, si stava orientando verso un’interruzione più avanti nel mese, ma la decisione è arrivata inaspettatamente e senza dibattito. Un approccio, questo, che a detta del sindacalista rende il provvedimento un’imposizione, minando la fiducia tra le parti.
Turismo e riproduzione ittica: un controsenso economico e ambientale
Vincenzo Scigliuzzo, Presidente della Cooperativa Armatori Jonica di Gallipoli, ha evidenziato le conseguenze economiche negative di questa scelta. “Una decisione unilaterale che danneggia seriamente noi e le nostre famiglie”, ha affermato con amarezza. Il fermo pesca anticipato cade in un periodo di grande affluenza turistica, in cui la domanda di pesce locale è alta e i ristoranti sono pieni di persone desiderose di gustare i prodotti del mare del Salento.
Secondo Scigliuzzo, il provvedimento è un controsenso: “Il provvedimento di anticipo del fermo pesca va evidentemente contro il buonsenso”. Egli ha criticato l’adeguamento acritico alle direttive europee, sostenendo che non si tiene conto delle specificità territoriali e dell’effettiva utilità del fermo per la riproduzione delle specie ittiche.
L’anticipo del blocco, infatti, non sembra essere la soluzione migliore per la riproduzione, che avviene in periodi diversi per le varie specie. Scigliuzzo conclude che le decisioni dovrebbero essere basate su dati scientifici e sulla realtà locale, non su un’applicazione rigida di normative che ignorano le esigenze del territorio e della comunità di pescatori.
La modifica del decreto n. 124436 del 18 marzo 2025 riguarda i porti di Brindisi, Gallipoli, Taranto, Corigliano Calabro, Crotone e Reggio Calabria (GSA 19), dove le barche rimarranno in porto per l’intero mese di settembre, lasciando il settore a fare i conti con un’ulteriore sfida economica in un momento cruciale.
Fermo pesca anticipato, il grido di allarme di pescatori e sindacati
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